Scarpe sfondate alla distribuzione del vestiario Caritas Parrocchiale

Ma facciamo la Carità? Riflettiamo sulla raccolta del vestiario…

Nel mese di ottobre scorso, mentre stava iniziando l’anno pastorale, ho scritto alcune righe a proposito del servizio di “raccolta e distribuzione vestiario” che da tanti anni viene fornito dalla parrocchia.

Se volete rileggerle le trovate qui: Fate la Carità…

Siamo arrivati al termine di questo anno pastorale e a breve anche questo servizio prenderà la sua pausa estiva.

Potrei limitarmi a comunicare la fine del servizio con il mese di maggio e, corrispondentemente, comunicare che anche la raccolta del vestiario è sospesa fino a dopo l’estate.

Ma, se devo ancora una volta ringraziare i tanti che collaborano concretamente con il servizio e i tantissimi che portano vestiario in condizioni perfette, devo purtroppo ancora una volta constatare che qualcuno ha scambiato questo centro di raccolta del vestiario per un immondezzaio. Posso assicurare che la parola non è usata impropriamente.

Sono veramente grato alle persone che (in senso letterale) si sporcano le mani per selezionare il “materiale” che viene portato e sono altrettanto perplesso dal concetto di “carità” che hanno le persone che hanno il coraggio (o l’arroganza – scegliete voi) di portare certe cose.

Potrei limitarmi ad elencare l’enorme quantità di vestiario sporco e rotto che ci viene recapitato. Facendo riferimento alla parola “immondezzaio” che usavo sopra penso sia il caso di sottolineare che “sporco” riferito al vestiario non significa “già indossato” ma molto spesso significa “intriso dei più vari fluidi e residui corporei”, tanto per non essere del tutto espliciti.

Alla incredibile accozzaglia di materiale che abbiamo trovato possiamo aggiungere: Un paio di sci. Tende da campeggio, prive di paleria. Scarponi da sci veramente datati. Statuine di santi. Scarpe in condizioni pietose. Protesi dentarie…

Di seguito trovate delle foto che documentano ciò che scrivo, mi scuso se qualcuno può essere disturbato dal contenuto…

A questo punto penso che dovremmo fermarci un attimo e riflettere sul senso di un servizio del genere che, se è sicuramente utile per chi ne usufruisce, corre il rischio di essere considerato una succursale del servizio di nettezza urbana da coloro che ci recapitano certo materiale.

E a finire all’immondezzaio non sono certo le cose che vengono portate, ma la dignità e delle persone bisognose che si rivolgono a noi per chiedere aiuto.

don Simone

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