Santità a portata di TUTTI


Sabato 5 Maggio viene distribuito il numero di Maggio del Giornalino Parrocchiale “In Cammino” (scaricabile a questo link: Maggio 2018 Anno XXXII Numero 5).

In questo numero:

  • Santità a portata di TUTTI
  • Festa di S. Maria Ausiliatrice
  • Facciamo Silenzio
  • Il nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale
  • Riflettiamo sulla “nostra” Messa…
  • Agnello di dio, Padre Nostro, Frazione del Pane

Di seguito l’articolo di apertura:

Santità a portata di TUTTI

Un muro che viene abbattuto.

Questa immagine rende l’idea del messaggio centrale dell’ultimo scritto di Papa Francesco: “Gaudete et Exultate, Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”.

di Giampiero Puliti

In linea con quanto espresso altre volte da Papa Francesco dichiara come la santità e la spiritualità sono aspetti trasversali che attraversano tutte le realtà umane: i temi della giustizia, delle giuste relazioni sociali, della difesa dell’ambiente. Tutte queste realtà hanno necessità di esprimersi in una unità di vita che non separa l’aspetto spirituale e ascetico del vivere da quello concreto e materiale del coinvolgimento nelle cose del mondo.

Si abbatte quindi definitivamente il muro che nel pensiero di molti divide il mondo della “santità” da quello della “quoitidianità”.

L’interessante esortazione apostolica “Gaudete et Exultate” data 19 marzo 2018 ci ripropone un tema ormai conosciuto: quello della “universale chiamata alla santità” al quale Lumen Gentium, uno dei principali documenti conclusivi del Concilio Vaticano II, dedica tutto il capitolo V.

Questa universale chiamata prende quindi forme tra le più diversificate.

Certamente c’è l’appello a un cammino di perfezione alla luce del vangelo che ci interpella con rigore: “quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me” (cfr Mt 25) e che tiene fortemente unite spiritualità e azione nella ricerca della santità.

Tutto questo in un quadro di assoluta “normalità” quella che nel documento lo stesso Papa Francesco chiama “la santità della porta accanto”, che non è una banalizzazione ma è la capacità di saper riconoscere la santità come il compiere le opere di Dio da parte di qualsiasi persona in qualsiasi condizione e stato di vita.

Scrive Papa Francesco:

«Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”» (GE 7)

Questo amplia infinitamente il concetto di santità che nasce dal “martirio” (che letteralmente significa “testimonianza” e che storicamente indica la “santità fino al dono della vita”). Un martirio che fa dell’ordinario il profondo, un ordinario che esprime l’essenza dell’esistenza donata per i fratelli.

Papa Francesco non manca di mettere in guardia dai “nemici” della santità. Usando definizioni teologiche “storiche” (Gnosticismo e Pelagianesimo) delinea due pericoli comuni nel vivere il cammino verso la santità.

Il primo pericolo è quello di rinchiudersi in certezze di fede “assolute che fanno avere l’illusione di avere risposte per tutto e tutti e rende lontani dal mondo reale con il quale occorre invece avere un rapporto di relazione e di dialogo di ricerca e di domanda (come in Evangelii Gaudium Papa Francesco ha ben esplicitato).

Mentre il secondo pericolo è quello che il “sentirsi bravi” nel compiere il bene ci faccia credere che abbiamo già tutto quello che ci serve per “essere a posto. Un po’ come se seguire il Vangelo fosse come una raccolta di punti del supermercato. Raccogliendo i “bollini delle opere buone” e mettendo avanti chi ottempera a delle “regole”, semmai secondarie, e togliendo spazio al bene che viene dal cuore e dalla accoglienza autentica del Vangelo.

Questo bello scritto analizza il percorso della santità personale prendendo come punto di riferimenti le beatitudini evangeliche (Mt 5 e Lc 6) e applicando in maniera quanto mai attuale quell’imperativo “Beati!” che in maniera così forte e dissonante il Signore Gesù associa a realtà che ci sembrano lontane dalla Beatitudine. Scrive Papa Francesco:

«La parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine.» (GE 64).

Un aspetto sicuramente emerge in maniera chiara: quello di come la “serierà” del cammino comune verso la santità debba essere “lieve”, “leggero”. “Lievità” non è “leggerezza”: il percorso della fede è sicuramente un “giogo” ma il suo carico è leggero (cfr Mt 11,30). Questa lievità della fede trova riscontro nella gioia che Papa Francesco ci ricorda sempre deve contraddistinguere il nostro vivere il Vangelo.

Se il Vangelo è messaggio di salvezza non può generare cristiani imbronciati e musoni ma genera un Popolo che con gioia grande (quella gioia che allevia il cuore anche davanti ai drammi della vita) sa che tutto è vinto in colui che ci ha salvati (1Gv 5).

“Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”

ci dice S. Agostino e la nostra collaborazione alla salvezza, percorso verso la nostra personale santità, passa attraverso il mondo in cui viviamo che è fatto delle piccole cose quotidiane della nostra vita che però ne punteggiano il percorso.

Con estrema concretezza il Papa ci ricorda:

«La comunità è chiamata a creare quello “spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto”. Condividere la Parola e celebrare insieme l’Eucaristia ci rende più fratelli e ci trasforma via via in comunità santa e missionaria. […] La vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa o in qualunque altra, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani. Questo capitava nella comunità santa che formarono Gesù, Maria e Giuseppe, dove si è rispecchiata in modo paradigmatico la bellezza della comunione trinitaria. Ed è anche ciò che succedeva nella vita comunitaria che Gesù condusse con i suoi discepoli e con la gente semplice del popolo. […] La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre.» (GE 142-145).


don Simone

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