Ri-Cominciare


Sabato 6 Ottobre viene distribuito il numero di Ottobre del Giornalino Parrocchiale “In Cammino” (scaricabile a questo link: Ottobre 2018 Anno XXXII Numero 7).

In questo numero:

  • Ri-cominciare
  • Papa Francesco dice: permesso, scusa, grazie
  • Che tipo di cristiano vuoi essere?
  • Prendersi per mano in silenzio
  • Facciamo Silenzio
  • Calendario d’Ottobre
  • Rendimento Economico trimestrale

Di seguito l’articolo di apertura:

Ri-cominciare

Mi sono sempre chiesto qual è il cuore semplice del Vangelo, il nucleo caldo della fede. In questa ricerca ho bisogno degli altri, la fede degli altri rafforza la mia. Mi è accaduto una volta, ad Arvaeher, nella Mongolia centrale, di chiedere a una piccola comunità cristiana, chiesa nascente, sorgiva, fresca (quella di Mongolia è la più giovane chiesa del mondo) perché erano diventati cristiani, che cosa li aveva generati alla fede. Un uomo dal volto nobile, di professione poeta popolare, in un paese dove quasi a ogni festa si svolge un torneo di poesia molto partecipato, rispose:

perché ho capito che la mia vita può ricominciare, che con la misericordia Dio ho sempre un domani nuovo.

di Giampiero Puliti

Ricominciare. Le parole più caratteristiche del vocabolario cristiano sono composte tutte con un breve prefisso «ri»: rinascita, riconciliazione, risurrezione, remissione dei peccati, rinnovamento, la stessa parola religione, e redenzione. Due sole lettere r-i per dire «di nuovo, da capo, un’altra volta, ancora, senza arrendersi», che nascono dall’imbattibile fedeltà di Dio, dalla misericordia che regge e fa ripartire il mondo.

Nella vita cristiana si va di inizio in inizio, attraverso inizi sempre nuovi (Gregorio di Nissa).

Si va di cominciamento in ricominciamento. Come se un Dio perennemente nuovo dicesse: «Vieni, con me vivrai solo inizi. Non stilerai consuntivi di vita, ma sempre preventivi». Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare.

Un verso di un frate poeta, grande uomo spirituale, suggerisce:

«Verginità: / salpare ad ogni alba / verso terre intatte» (Davide M. Montagna).

Ripartire, ma non verso giorni fotocopia di altri giorni, bensì per giorni passati al crogiolo di amore, festa e dolore che è la vita, e restituiti un po’ più puri, un po’ più leggeri. Imparando a utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza. E il peccato per conoscere meglio il cuore di Dio, nell’abbraccio paterno della sua misericordia senza condizioni.

La fede è una forza vitale, che spinge fuori e avanti a «iniziare percorsi, avviare processi» (EG 223). A essere cristiani in uscita, secondo una frase di papa Francesco diventata un emblema del suo pontificato. Seguendo l’ultimo imperativo Gesù ai dodici: andate! Accogliendo un invito costante nei 73 volumi che compongono la Bibbia, che appaiono tessuti con un filo molto fisico, quasi corporeo, espresso con due verbi: alzati e va’. Alzati dalla posizione seduta o arresa, dalla vita immobile, e mettiti in cammino.

Parola che risuona nei momenti decisivi della storia biblica, detta ad Abramo due volte, a Israele schiavo in Egitto, ai deportati in esilio a Babilonia, a quanti si erano accomodati e omologati, a Giona, a Elia, a grandi peccatori, a Giuseppe di Nazaret per la fuga e per il ritorno. Alzarsi è uno dei due verbi, l’altro è svegliarsi, impiegati dai Vangeli per raccontare la risurrezione di Gesù. La Pasqua è detta con i verbi dei nostri mattini, delle nostre albe, dei nostri ricominciamenti.

Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare, di riabbracciare se stessi e di aprirsi all’infinito.

Stiamo sempre nascendo, siamo sempre nella preistoria di noi stessi. Siamo creature: questa parola che ci identifica, creatura, è un participio futuro del verbo creare, al pari di nascituro, venturo… Creature noi siamo, cioè coloro che non hanno finito di essere creati, che non hanno mai finito di nascere, che sono ancora plasmati dal caldo delle mani del Creatore, che

«non sono ancora e mai il Cristo, ma sono questa infinita possibilità» (David M. Turoldo).

Allora sii indulgente con gli altri e anche con te stesso. Come faceva Gesù, anche tu insegna respiri, apri sentieri:

«beato l’uomo che ha sentieri nel cuore» (Salmo 84,6).

Perché crocevia di tutti i sentieri del mondo è Dio.


don Ermes Ronchi, Mia chiesa amata e infedele, Edizioni Messaggero di S. Antonio 2018, p. 74 -76

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