2018.12.03 Lunedì della I settimana di Avvento

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Respira piano e abbandona il cuore all’ascolto di una Parola che cambia e restituisce alla vita.

La Parola di oggi viene dal Vangelo secondo San Matteo.

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Quanto è alto il centurione? Doveva essere alto e anche forte per sostenere il peso dell’armatura e delle battaglie.

Quanti anni ha? È giovane o anziano? Ha la barba come Russell Crowe nel “Gladiatore”?

Perché si preoccupa tanto di uno schiavo? Non erano cattivi i Romani?

Perché si rivolge a Gesù? E come lo avvicina? È a cavallo e armato o a piedi e con i calzari coperti di polvere?

E i suoi occhi? Immagina il suo sguardo.

Pur essendo un comandante di esercito, perciò abituato a impartire ordini, il centurione si accosta a Gesù con umiltà. Lo chiama “Signore” – lui che doveva fedeltà all’imperatore – e gli dice di non essere degno di ospitarlo sotto il suo tetto. Proprio lui, che schiera eserciti a battaglia, davanti a Gesù si mostra nudo e senza difese: vulnerabile perché il suo schiavo sta soffrendo terribilmente e la sofferenza altrui rende gli uomini indifesi.

Quante volte noi siamo diffidenti e non chiediamo aiuto? Quante volte pensiamo che sia inutile chiederlo, soprattutto a Dio che è così lontano? Quante volte pensiamo di potercela fare da soli, senza l’aiuto di nessuno? Tantomeno di Dio.

Avere fede significa abbandonarsi, come i bambini tra le braccia sicure dei genitori. Non c’è vergogna o presunzione, solo voglia di essere abbracciati. Abbandonarsi: lasciarsi andare e lasciare andare ciò che siamo, liberarci delle convenzioni e dei freni che ci tengono legati a terra, che impediscono la gioia dell’incontro. Che ci impediscono di mostrarci perciò che siamo veramente. Gesù vuole vederci per come siamo davvero. Non è interessato alle finzioni di una società che ci mette addosso delle maschere di potere e di sicurezza. Una società che ci vuole belli, forti e privi di debolezze.

Il centurione per un attimo trova il coraggio di mettere da parte il suo ruolo: si mostra fragile, chiede aiuto. Lui, rappresentante della potenza dell’Impero, si accosta a Gesù con la semplicità di un bambino. Possiamo farlo anche noi.

Chiedi allo Spirito Santo un aiuto affinché tu possa abbandonarti con fiducia all’incontro col Signore, mettendo da parte paure e diffidenze.

Gloria al Padre e al Figlio, e allo Spirito Santo.

Com’era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli.

Amen.


Commento di Daniele Salvi

Voci narranti di Elena Renault e don Tomasz

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