Nonni 1


Sabato 1 Febbraio viene distribuito il numero di Febbraio del Giornalino Parrocchiale “In Cammino” (scaricabile a questo link: Febbraio 2020 Anno XXXIV Numero 2 con allegato).

In questo numero:

Di seguito l’articolo d’apertura:

II Vangelo della prima domenica di Febbraio (la Candelora) racconta di una donna anziana: Anna. Cogliamo l’occasione di questa narrazione, per riflettere sulle figure dei nostri anziani, dei nonni, e per farlo, attingiamo ad uno scritto di un giovane sacerdote che ha camminato con noi per qualche anno!

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

(Lc 2,36-38)
disegno di Giampiero Puliti

Oggi davanti ai nostri occhi abbiamo la figura della Profetessa Anna che “era molto avanzata in età e non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere“. Mi chiedo e vorrei chiedervi: qual è il ruolo e il posto dei nostri anziani nella società di oggi?

Come punto di partenza vorrei ricordare un momento molto tenero che si è svolto durante la visita di Papa Francesco a Firenze in occasione del Congresso della Chiesa Italiana; mentre il Papa entrava nella nostra Cattedrale, prima di prendere il posto previsto dalla liturgia, ha visto il Cardinale emerito Silvano Piovanelli, vescovo di Firenze dal 18 marzo 1983 al 21 marzo 2001, giorno delle sue dimissioni per limiti d’età. Ho potuto osservare il momento in cui il Papa lo ha notato: i suoi occhi hanno brillato, ed ha affrettato il passo per incontrarlo e abbracciarlo! Commovente! Momento davvero prezioso! il Papa affermò una prima volta in Piazza San Pietro quanto questa cura per i nostri preziosi nonni sia importante, dicendo:

La vecchiaia, in modo particolare, è un tempo di grazia, nel quale il Signore ci rinnova la sua chiamata: ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere; ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno… Gli anziani, i nonni hanno una capacità di capire le situazioni più difficili: una grande capacità! E quando pregano per queste situazioni, la loro preghiera è forte, è potente.

In contrasto con queste parole sentiamo dire spesso oggi dai nostri anziani: “che ci faccio su questa terra, mi sento abbandonato/abbandonata, perchè il Signore non mi ha ancora preso a sè…?

Mi è capitato di stare vicino agli anziani in una casa di cura celebrando una volta la settimana la Messa per loro; ho notato il loro sguardo quasi sempre rivolto al cancello dell’entrata; si sentivano abbandonati, guardavano se veniva qualcuno, ma non veniva nessuno quasi mai… La vecchiaia è triste non perchè cessano le gioie, ma perchè finiscono le speranze. Non voglio cadere nel pessimismo distruttivo, non concludo qui la mia riflessione, ma di nuovo mi domando: ma perchè i (miei) nonni sono così preziosi?

Guardando alla figura di Anna del brano di oggi vedo diverse cose che fa e che quasi non si notano, ma guai se mancano! La prima: il dono dell’età avanzata è preziosa perchè è il segno della grazia di Dio. Come dice il salmista:

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti.

(Sal 90 (89),10)

Anna aveva 84 anni.

Cosa può fare la donna con questa età, diverse malattie e limiti fisici? Il brano del Vangelo ci risponde ancora: “Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere“. Il Vangelo dice che sia Simeone che Anna aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio. Forse erano anche un pò rassegnati, ormai, a morire. Ma quella lunga attesa continuava a occupare tutta la loro vita, non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo (cfr Lc 2,27). Il peso dell’età e dell’attesa sparirono in quel momento: essi riconobbero il Bambino, e scoprirono una nuova forza per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo segno di Dio. Anna divenne la prima predicatrice di Gesù: “si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme“.

I nonni possono ringraziare il Signore per i benefici ricevuti, e riempire il vuoto dell’ingratitudine che li circonda. Possono intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Loro possono ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possono dire a quelli paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta; possono insegnare a quelli che sono innamorati di se stessi che c’è più gioia del dare che nel ricevere. I nonni e le nonne formano la “corale” permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta nel campo della vita.

Una volta ho fatto la domanda ai giovani: “Qual è stata la persona o il momento più importante della tua fede‘” Le risposte mi hanno dato tanto da pensare; al primo posto tra le persone più importanti che gli hanno trasmesso la fede c’erano nonni, sacerdoti ed infine i genitori. I primi erano i nonni.

Papa Francesco ha detto:

Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale, per i giovani. E loro lo sanno

Le parole che la mia nonna mi consegnò per scritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale, le porto ancora con me, sempre nel breviario e le leggo spesso e mi fa bene. Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio!

Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perchè le cose della vita li hanno resi esperti e maturi. Essi sono i custodi della memoria, e perciò interpreti privilegiati degli ideali e valori comuni che governano e rendono possibile una convivenza sociale; escluderli è come rifiutare il passato dove affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di offrire ai giovani consigli ed insegnamenti preziosi.

Vorrei ritornare alla figura di Anna che “era molto avanzata in età e non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere“.

Tu nonno o nonna sei come Simeone o Anna? Sei consapevole di quanto sei prezioso?

Agli occhi dei giovani i nonni sono quelli che ascoltano e pregano per loro. Sono preziosi. Ma tu, nonno o nonna, chi sei ai tuoi occhi? Sei consapevole di come sei importante nel mondo? Vedi il tuo compito di trasmettere l’esperienza della tua vita, la storia di una famiglia, una comunità, un popolo? Puoi condividere semplicemente la saggezza e la stessa fede, l’eredità più preziosa! Beate quelle famiglie che hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte, e la nonna è madre due volte!

Nonni pregate per noi!


di don Tomasz


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