Davanti alla Croce

Era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi avesse sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un giovane figlio.
Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello.

Rileggiamo il Vangelo, anche se ci sembra di conoscerlo a memoria. Oggi non siamo quelli di ieri. Il Vangelo è una scoperta da fare e rifare, perché ogni volta ci dice cose diverse.

Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel volto solcato da lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti.

Gesù nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c’è una via che porti fuori dal cenacolo senza passare per il Monte degli Ulivi, il monte della spoliazione, il monte dell’abbandono a Dio.

Padre nelle tue mani consegno il mio spirito.”

Quell’uomo trasfigurato, pieno di piaghe, quell’uomo che è preso in giro, quell’uomo a cui vengono tolte tutte le forze, assomiglia tanto alla passione e all’angoscia dell’uomo di oggi.

Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, anche a quello degli altri, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice: “ti seguirò fino alla morte…” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarlo.

  • La fuga è lo sport più praticato.
  • Chiudere gli occhi o guardare altrove sono i gesti preferiti.

Come Pilato ci laviamo le mani davanti alla sofferenza dei malati, degli anziani, ai migranti pensandoli con sentimenti di rifiuto senza capire che sono figli come i nostri figli.
Siamo come Giuda tutti presi dal nostro interesse, come il Cireneo che sopporta il peso imposto, ma non ha compassione.
Davanti alla sofferenza, alla malattia altrui e nostra, chiudiamo gli occhi invece di guardarla tenendoci stretti alla croce del Signore.

Noi fuggiamo, mentre Gesù va verso la croce, spezzando il pane, lavando i piedi, attirando a sé tutti con il suo cuore aperto.
Gesù non ha inventato la croce e davanti ad essa appare debole, fragile e indifeso; ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci, non con la sua sofferenza, ma con il suo amore.
Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa.

  • E noi abbiamo compreso qual è la vita vera?
  • Quante occasioni di amore bruciamo peregoismo?

La vita Dio ce l’ha donata con la Risurrezione di Gesù. Quel germe d’amore è diventato un’esplosione di luce. E’ lo Spirito Santo, e vive in noi dal battesimo, ascoltiamolo e chiediamogli aiuto quando siamo stanchi e abbracciati ad una croce. Ringraziamolo riconoscenti quando siamo nella gioia. E’ il segno dell’alleanza per sempre.


brani tratti da “La realtà sa di pane” di Luigi Verdi (Comunità di Romena)


sono fioriti i ciliegi in questi giorni
è Dio che in essi fiorisce
si espande, dilaga, poi torna a fioire.
Il Risorto combatte per far fiorire il mondo.
E potranno tagliare tutti i germogli,
portranno recidere tutti i fiori,
ma non potranno impedire alla primavera di tornare.
La Pasqua non si lascia sgomentare.
La risurrezione del Signore non si lascia sconfiggere,
non si ritira,
ha già penetrato la trama di quasta storia.
Non riposerà finché non avrà raggiuinto
l’ultimo ramo della creazione.

E. Ronchi

Buona Pasqua

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo

come era nel principio e ora e sempre

per tutti i secoli dei secoli

amen

 


Il pieghevole è scaricabile a questo link.
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